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I numeri sono tutti
uguali: pari, dispari,
primi, interi, reali,
decimali, frazionari.
Cambia solo la virgola.
Ma qualche numero deve
portare un altro peso.
Perché il numero otto
si porta dietro il peso
di un infinito storto?
Invece il numero tre,
piccolo com'è, ha sulle
sue spalle il peso di Dio.
Lo ha forse mai chiesto lui?
Ha mai dato il consenso?
Il Due è più femminile,
il Quattro è sacrificio,
il Cinque è il più sveglio,
il Sette è passionale,
il Nove è il campione.
Il mio preferito però
è da qualche tempo solo
l'unico bel diciassette.
Lui porta appiccicato
un post-it giallo in fronte.
Qualche matto ha deciso
di mischiare le sue cifre,
ed ecco che "diciassette"
diventa all'improvviso
"ho vissuto": "sono morto".
Queste due frasi nemmeno
significano la stessa
cosa: una ferma tutto,
mette la parola "fine",
non dà più possibilità.
L'altra, al contrario di ciò
che tutti pensano ormai,
vuol dire aver passato
un'esperienza di vita,
bella o brutta che sia.
Non necessariamente il
superamento di una
fase della esistenza
porta alla morte, anzi spesso
porta altra nuova vita.